Molti vicentini nelle sue foto ma anche personaggi di rilievo nazionale (e oltre)

Amdrea Lomazzi nella foto scattata dalla moglie Alessandra

Andrea Lomazzi è una persona misurata nel gesto e nella voce e un artista incisivo della fotografia. Non intendo provocatorio come Oliviero Toscani, ma efficace per un altro motivo: scava. Nell’anima. Perciò i suoi ritratti sono vivaci nella loro pacatezza, perché centrano quel punto di equilibrio – difficile da trovare, ma pure esiste – che si deve creare tra il fotografo e la persona ritratta. Ne sono un esempio le trenta foto esposte alla libreria Galla – Libraccio. C’è tutto il mondo legato ai libri: scrittori, poeti, editori, stampatori, illustratori e naturalmente librai. E il titolo non poteva che essere “Tra le righe”, dopo un altro brillante titolo di un’altra rassegna di sue foto: “Colti a leggere”.

Troverete molti personaggi conosciuti, in gran parte vicentini, ma non solo. Sono la testimonianza di quasi quarant’anni di attività, dal 1986 a oggi. E queste foto sono soltanto una parte dei cento e oltre ritratti che Andrea ha scattato nella sua carriera. I brevi testi che li corredano, intreccio di impressioni, ricordi, sensazioni, citazioni fanno risaltare la sua capacità di trasmettere con le parole la stessa forza tranquilla delle immagini.

 

 

Corrado Augias nella foto di Andrea Lomazzi

Che siano foto in bianco e nero è abbastanza normale per un fotografo di classe, perché – come è stato giustamente sottolineato – anche se vediamo a colori le nostre emozioni vivono in bianco e nero. Stupisce di più il fatto che Lomazzi scatti foto ancora con la pellicola, dopo vent’anni abbondanti di digitale, e sviluppi i negativi come un tempo, tra camera oscura, bagni, carta e asciugatura. Non è un passatista, la sua è una scelta di qualità: il digitale, spiega, non assicura lo stesso livello delle stampe. E lui scatta foto, non produce immagini come facciamo noi con gli smartphone. Fosse per lui, come fa Berengo Gardin, su ogni stampa ci metterebbe il timbro “vera fotografia”. Il significato di questa definizione va cercato in quello che è il senso della fotografia per Andrea. Non la definisce un’arte, bensì una disciplina che richiede applicazione. È diverso. Non è estro, è formazione continua.

 

 

Il poeta Fernando Bandini fotografato da Andrea Lomazzi

Il suo riferimento sono i fotografi umanisti francesi. Se i vari Cartier-Bresson, Doisneau, Boubat colgono l’attimo, altri mettono l’uomo al centro dei loro scatti. Adesso li chiamiamo “fotografi da strada”: un esempio illustre in Italia è Letizia Battaglia. Nelle loro foto c’è quella varia umanità che dà spessore alla vita. Eppure, quelle di Lomazzi sono tutte foto in posa, scattate con la consapevolezza di chi è fotografato, ingrediente necessario per un ritratto. Non è una contraddizione, spiega l’artista: l’uomo resta sempre il punto principale dello scatto, essere in posa è un valore aggiunto al dialogo che s’instaura fra l’uno e l’altro, alla ricerca – appunto – di quel punto d’incontro tra ciò che l’uno pensa e vorrebbe mostrare di sé e quello che vede l’altro. L’equilibrio tra i due sentimenti contrapposti, che spesso si trova ma non sempre, dà come risultato la fotografia efficace. Il miglior complimento che gli potete rivolgere per i suoi ritratti non è “quanto sei stato bravo” bensì “sei bravo perché è proprio lui in quella foto”. E lo stesso vale per il paesaggio o per una foto d’ambiente.

 

 

Concita De Gregorio fotografata nel 2012

Comunque, la verità sta nel principio. La prima fotografia scattata da Andrea resta, a suo parere, la migliore di sempre: aveva 14 anni e l’occasione arrivò l’11 febbraio 1961 in gita a Ravenna. Era il giorno dell’eclissi totale di sole: Andrea scattò una foto al sole quasi del tutto oscurato, con il mare e le barche. Il giorno diventa buio, nell’immagine quasi surreale i profili sfumano nel controluce. Forse va cercata in questa sensazione la sua passione per il bianco e nero. Alla fine nella vita non dobbiamo fare altro che scoprire il principio di noi stessi, che è sempre rimasto lì ad aspettare. Ah, non è un contrappasso ma una curiosa coincidenza, ammesso che le coincidenze esistano: l’unica foto a colori è proprio quella di Andrea e porta la firma di sua moglie, Alessandra Bertuzzo.

Antonio Di Lorenzo