È una Vicenza ironica e un tantino surreale quella che emerge dalle incisioni di Alice Walczer Baldinazzo. Un po’ come è lei, naturalmente, perché l’ironia ce l’ha in quel nome che ricorda la protagonista del viaggio nel Paese delle meraviglie, straordinario libro di Lewis Carroll che si presta a molti livelli di lettura, la cui cifra interpretativa è proprio l’ironia e il non-sense. La nostra Alice è donna dallo sguardo gentile come il suo carattere, dagli occhi svegli e dalla personalità composita, con quei capelli metà castani e metà rosso-viola che rappresentano un’orgogliosa sfida al senso comune più che una tinta. Nei suoi lavori, curiosi, eleganti, mai scontati e un po’ provocatori si ritrovano questi stessi caratteri. Del resto qualsiasi arte rivela sempre la personalità dell’autore: i grandi cuochi sono tali non per gli abbinamenti inaspettati, bensì perché gli accostamenti cui nessuno aveva pensato prima nascono da un animo e una cultura diversa dal senso comune. Così era per Gualtiero Marchesi e il suo raviolo aperto, così è per i disegni di questa giovane trentunenne vicentina, originaria di Longare che ora vive a Camisano. Di Longare il papà Giorgio Roberto è stato sindaco fra il 2004 e il 2009, mentre il fratello Michele è attualmente consigliere comunale di maggioranza. La passione civica scorre in famiglia, così come quella per la musica unisce i fratelli. Ma di questo parleremo dopo.

La copertina di “Giovani inversi” con poesie di Romina Lombardi e disegni di Alice Baldinazzo: questa per la poesia “La scia”

 

 

 

Prima di tutto va spiegato il complicato doppio cognome. Tutta colpa del nonno, arrivato dall’Austria, che di cognome si chiamava semplicemente Walzer, come quelli di Strauss. L’ufficio anagrafe del tempo ha pensato bene di aggiungere una “c” complicando un po’ la vita a lui e ai successori quanto meno nei registri. Il secondo cognome, invece, deriva dalla famiglia che adottò quel giovane, che poi studiò, si laureò e diventò il veterinario di Nanto. Il che, in un paese di campagna, lo portava ad essere un’autorità.

 

 

 

 

 

 

Torniamo ad Alice artista (perché anime ne ha parecchie la ragazza…) che realizza le sue incisioni grazie al supporto di Giancarlo Busato, terza generazione di stampatori d’arte a Vicenza, dopo il nonno Ottorino e il papà Giuliano. Non è poco contare su un sostegno del genere, che va ben al di là della semplice capacità tecnica. Ottorino era l’uomo di fiducia di Neri Pozza, Giuliano di Tono Zancanaro e di Vico Calabrò, tanto per citarne un paio, e Giancarlo trasfonde l’anima della stamperia nel terzo millennio, scovando nuove voci artistiche come in questo caso. Qui sopra, il logo del Festival Biblico 2017 sul tema “Giustizia e pace si baceranno” (salmo 85).

Quella del disegno è una passione che Alice coltiva dall’infanzia: ma dopo il diploma tecnico-artistico, ha studiato archeologia, materia in cui ha ottenuto la laurea specialistica. L’ha messa a frutto come docente, perché insegna italiano, storia e geografia alle medie di Grumolo e di Torri di Quartesolo. Ma, parallelamente alla scuola, ha sempre coltivato la passione per l’illustrazione. Del resto, non è raro trovare laureati in archeologia versatili in altri campi: Alberto Angela ne è un esempio.

Tra i suoi lavori di illustratrice, Alice Baldinazzo ha firmato assieme a Romina Lombardi un libro “contro il bullismo e altre prepotenze”, intitolati Giovani inversi, con un doppio gioco di parole. L’una ha scritto poesie delicate ed efficaci per un tema ruvido, lei ha corredato i versi dei disegni, nei quali emerge il suo tratto un po’ naïve ma anche parecchio stilè. Le sue donne passano dall’ingenuità con tanto di occhioni all’eleganza dei cappelli a tesa larga: insomma, una volta trovi Pippi Calzelunghe e un’altra Audrey Hepburn. Ma non c’è stonatura, sono due varianti della medesima armonia, perché su tutto aleggia un’atmosfera sognante che fa da denominatore comune dei suoi lavori. Come è evidente anche nei disegni che ha realizzato per il Festival biblico: scoperta da Guido Zovico che al tempo ne era direttore, nel 2016 ha disegnato il logo della rassegna, ispirato al salmo 85 che recita “Giustizia e pace si baceranno”. Ha interpretato il tema con un disegno che rappresenta il bacio tra una ragazza (i cui orecchini a forma di bilancia) e una colomba, a significare che la giustizia per l’ambiente porta la pace nella comunità. L’anno successivo ha realizzato i segnalibri del festival che questa volta aveva il Viaggio come tema.

Oltre a disegnare per l’università e a insegnare, la poliedrica Alice è anche musicista: suona la batteria da tre anni in una band tutta al femminile. Si chiamano Blue rimmel e il loro genere è un mix di punk, pop e rock. La passione per la musica è condivisa con il fratello Michele, cantante e bassista, dai gusti anche più incisivi rispetto alla sorella, perché si spinge anche al garage rock e all’heavy metal.Le Blue rimmel hanno al loro attivo un cd di dodici brani e si definiscono una farm band d’ispirazione agreste organizzate in due chitarre, basso, voce e batteria. Oltre ad Alice Walczer ne fanno parte Lisa Saggiotti (la cantante), Catia Lapo, Anna Saraconi, Maurizia Andrein.

Tornando all’illustrazione, alcuni recenti lavori di Alice hanno come tema la città di Vicenza: uno di questi, commissionato da Apindustria, ritrae al centro la Basilica dalla quale nasce un albero, metafora dell’impresa e quindi dell’associazione saldata all’anima locale. Altre due incisioni hanno invece come soggetto la Rotonda e un paesaggio della città. La villa palladiana è ritratta in quatto tonalità (blu, verde, gialla e rossa) a ripercorrere le quattro stagioni; nel paesaggio vicentino, invece, con la Torre Bissara e la Basilica al centro, spiccano altri monumenti.

 

 

Nell’uno e nell’altro di questi lavori, però, si ritrovano degli elementi ricorrenti: prima di tutto due uccelli svolazzanti dagli occhioni mezzi aperti. La loro caratteristica principale è la curiosità che ispirano, perché hanno la stessa funzione della lisca di pesce che il grande Jacovitti metteva in fondo alle sue storie. Una specie di firma dell’artista, ma anche un suo commento scanzonato. Guardano un po’ incuriositi e un po’ perplessi i monumenti sotto di loro, quasi chiamando in causa chi è all’esterno del quadro. I due uccelli diventano un elemento inatteso e un po’ destabilizzante: hanno lo stesso effetto del camera-look, espediente usato nel cinema per coinvolgere direttamente lo spettatore e ricercarne la complicità. Maestro dello sguardo in macchina era Oliver Hardy, si ricorderà. E, infatti, anche in questo caso la tecnica funziona: l’occhiata diventa un richiamo all’ironia, qualità di cui Vicenza ha sempre tanto bisogno, smontando quel senso di austerità suggerito dall’architettura classica, che peraltro è anche un carattere della vita a Vicenza. O forse lo è stato per tanti anni…

L’incisione di Alice Walczer Baldinazzo che rivisita il panorama di Vicenza, secondo linee oblique che sembrano cercare un “centro di gravità permanente”, metafora di quella ricerca di identità che la città rincorre vanamente da secoli.

questo obiettivo di conferire leggerezza al lavoro contribuisce, peraltro, un’altra scelta grafica di Alice: l’obliquità. Le sue incisioni fanno spesso ricorso a questa dimensione, perché i piani non sono orizzontali, ma: lo si nota nel lavoro sulla Rotonda, in cui la villa è sbilenca rispetto alla linea della collina che precipita verso il fondo del quadro sulla sinistra. È ancora più evidente nell’incisione su Vicenza, nella quale il disegno è addirittura organizzato secondo due diagonali che si incrociano e i monumenti danno la sensazione di precipitare l’uno verso l’altro come attratti da una calamita.

Questa obliquità è un altro elemento rivoluzionario che l’artista propone: quando mai ci si sognerebbe di rappresentare un’architettura che non sia squadrata? E invece Alice Walczer Baldinazzo provoca sorniona, scava nell’inconscio di questa anima vicentina tutta perfettina, la ribalta un po’ con allegrezza, va alla ricerca di un centro di gravità permanente, come lo chiamerebbe Franco Battiato, della città, quello che da tanto tempo gli stessi vicentini si affannano a scovare, finora senza averlo trovato.